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"VATE" cm 95x95, oil on canvas, 2021
 
 
Gabriele D' Annunzio é amore sensuale per la parola e l ' arte.
La sua grandezza ha tante forme e sfaccettature.
Il suo narcisismo crea una specie di rockstar dei nostri tempi, troppo presto dimenticato e giudicato come da tradizione popolana piû per la sua vita che per la sua opera.
D' Annunzio era abruzzese ed il lavoro piû difficile che dovette fare fu quello di studiare una maniera per imporsi all' ignoranza dilagante e ben radicata della sua terra, il sacrificio di "ripulire" e filtrare la sua parola e il suo pensiero dal bigottismo e l' ignavia del suo luogo.
Dovette guardare al di fuori dell Italia del tempo. Imporsi lo studio dell' inglese per poter comprendere le nuove forme narrative d' oltralpe.
Vedi Swinburne e Shelley.
Al di lá della sua capacitá linguistica ne ammiro la sua vittoria sull' ignoranza e la cafonaggine, l' essere riuscito ad imporre il suo pensiero, poesia ed arte nonché la sua immagine, nobile e colta, aver ripulito la parola dai macigni delle forme dialettali, pur partendo svantaggiato per la sua provenienza ed origine.
Ridisegnando l' estetica e la sensibilitá di una regione, che é anche la mia, in Italia e nel Mondo.
Lo stó omaggiando in pittura perché per me é il simbolo della vittoria della poesia, bellezza e dell'arte sull' ignoranza, grezza e ignava.
Questa descrizione é perfetta:
"un re di fiori o di picche mescolato per un caso strano nel mazzo bonario delle carte italiane, carte borghesi e popolane, coppe bastoni denari spade" Mario Praz
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